COM.IT.ES. “BRANDIZZATI”: DOVE FINISCE L'AUTONOMIA E DOVE COMINCIA LA PARTITOCRAZIA?

C'è un'immagine che, forse più di molte parole, pone una domanda.

Costa Rica: MAIE con Ceccon.
Panama: MAIE con Floriani.
Guatemala e Honduras: MAIE con Gallio.
Repubblica Dominicana: MAIE con Atrigna.
Miami: MAIE Italiani in Rete
Un po’ a sorpresa, non è presente il Messico, dove al momento sembrano presentarsi due liste civiche o, comunque, contraddistinte da simboli che non richiamano alcun partito o movimento politico.
Cambiano i Paesi. Cambiano le bandiere e i riferimenti territoriali. Ma rimangono la stessa sigla, la stessa denominazione e un'identità grafica immediatamente riconoscibile: MAIE – Movimento Associativo Italiani all'Estero.
Si potrebbe utilizzare un termine molto contemporaneo per descrivere quello che vediamo: brandizzazione.
Il MAIE stesso si definisce sul proprio sito ufficiale un «movimento politico» e presenta tra i propri vertici parlamentari il vicepresidente Mario Borghese, senatore, e Franco Tirelli, deputato. Dunque la questione che pongo non riguarda la differenza semantica tra “partito” e “movimento”. E neppure intendo sostenere che queste liste siano, per questa ragione, illegittime.
La domanda è diversa: è coerente brandizzare politicamente le elezioni di organismi che hanno scelto di definirsi apartitici e autonomi? E, soprattutto: quale modello di Com.It.Es. vogliamo?
Per quanto riguarda la Repubblica Dominicana non dobbiamo ricorrere alle interpretazioni.
Esistono gli atti.
Il 14 gennaio 2022 il Com.It.Es. di Santo Domingo approvò il proprio regolamento interno.
L'articolo 1 stabilisce testualmente:
«Il Com.It.Es. è un ente senza scopo di lucro, apartitico e autonomo.»
Sono tre concetti semplici. E, almeno per me, estremamente importanti. Non è una frase contenuta in un programma elettorale. Non è uno slogan. È un principio inserito nel regolamento interno del Comitato.
Ma c'è qualcosa di ancora più interessante. Quel regolamento venne approvato all'unanimità: 12 voti favorevoli, nessun contrario, nessun astenuto. Tra i dodici consiglieri presenti figuravano anche Massimiliano Scerra e Luca Pellegrini, a quanto pare oggi candidati nella lista che utilizza il contrassegno "MAIE con Atrigna". A quella Assemblea era presente, e votò a favore del regolamento, anche l’attuale Vicepresidente mondiale del MAIE, Vincenzo Odoguardi. Il verbale documenta la presenza di tutti e tre e il risultato unanime della votazione.
Questo significa forse che un consigliere Com.It.Es. non possa essere iscritto a un movimento politico? Assolutamente no. Il regolamento non dice questo e sarebbe sbagliato attribuirgli un significato che non possiede. Ma proprio qui comincia la questione che vorrei sollevare.
Apartitico non significa apolitico. Un Com.It.Es. non è, e non deve diventare, un organismo composto da persone prive di idee politiche. I suoi consiglieri possono essere di destra, di centro o di sinistra. Possono appartenere a partiti o movimenti oppure non riconoscersi in nessuna forza politica. Possono fare politica nel proprio ambito personale. Io stesso, nel 2021, appartenevo al MAIE e contemporaneamente fui eletto consigliere Com.It.Es. Non vedo alcuna contraddizione in questo.
La distinzione che considero fondamentale è un'altra: una cosa è l'appartenenza politica delle persone; altra cosa è brandizzare politicamente una lista Com.It.Es. Ed è proprio questa distinzione che rischia di scomparire quando il simbolo di un movimento politico non rappresenta più soltanto alcuni candidati, ma diventa direttamente il marchio sotto il quale si presenta l'intera lista.
Guardiamo nuovamente l'immagine di inizio articolo.
Non vediamo semplicemente cinque liste che , incidentalmente, appartengono allo stesso movimento. Vediamo cinque liste costruite secondo uno schema comunicativo comune. La componente locale cambia. Il brand rimane. È questa ripetizione che rende la questione interessante. Perché quando una medesima identità politica viene riprodotta territorialmente in diversi Paesi, la domanda non riguarda più soltanto l'orientamento politico del singolo candidato. Riguarda il rapporto tra movimento politico, lista elettorale e futuro organismo di rappresentanza.
E attenzione: brandizzare una lista non significa automaticamente brandizzare il Com.It.Es. che verrà eletto. Sono due cose differenti. Ma proprio per questo ritengo legittimo chiedere ai candidati come intendano garantire, una volta eletti, quell'autonomia e quell'apartiticità che alcuni Com.It.Es. hanno voluto mettere nero su bianco nei propri regolamenti. Ne cambieranno i regolamennti interni a colpi di maggioranza?
Parliamo del mio precedente del 2021. So già quale potrebbe essere una delle obiezioni. "Flavio, però nel 2021 eri anche tu nel MAIE." È vero. Ed è proprio il motivo per cui posso spiegare con chiarezza quale fosse allora la mia posizione. Quando mi candidai alle elezioni Com.It.Es. del 2021, la condizione che posi per partecipare a quel progetto fu che la nostra fosse una lista civica. Non una lista MAIE. Non il simbolo MAIE. Non un'estensione territoriale del movimento.
Nella lista c'erano persone che appartenevano al MAIE, quattro o cinque, e molte altre che non ne facevano parte. C'erano persone provenienti dal mondo associativo e persone con esperienze e sensibilità differenti. Era esattamente questo, secondo me, il valore del progetto. Persone diverse potevano condividere un programma per la comunità senza dover condividere una tessera politica.
Qualche articolo dell'epoca avrà potuto chiamarla “lista MAIE”. Ma politicamente e graficamente non lo era. E questa non è una distinzione che faccio oggi perché mi trovo dall'altra parte. Era la mia posizione allora. È la mia posizione oggi.
La prova più semplice? Quello che accadde dopo. Tra il 2022 e il 2023 diverse persone che avevano partecipato a quell'esperienza lasciarono il movimento politico. Eppure continuarono il proprio mandato nel Com.It.Es. Per me questo dimostra esattamente perché i due piani devono rimanere distinti. Si può entrare o uscire da un movimento politico. Si possono cambiare idee, appartenenze, simpatie.
Ma il mandato ricevuto dalla comunità nel Com.It.Es. appartiene a un'altra dimensione: quella della rappresentanza istituzionale e del servizio volontario alla collettività. Se una persona lascia un movimento ma continua tranquillamente a svolgere il proprio ruolo nel Comitato, significa precisamente che Com.It.Es. e movimento politico non sono la stessa cosa. E, secondo me, non dovrebbero diventarlo neppure simbolicamente.
A questo punto qualcuno potrebbe cercare rifugio nella terminologia: "Il MAIE non è un partito. È un movimento." È una distinzione che rispetto, ma che non risolve la questione che sto ponendo. È lo stesso MAIE a definirsi oggi un «movimento (anche) politico». Il suo sito ufficiale presenta propri rappresentanti in Parlamento e descrive esplicitamente la propria attività politica.
Dal punto di vista parlamentare, inoltre, essere eletti attraverso un movimento anziché attraverso un'organizzazione che si autodefinisce “partito” non crea una categoria diversa di parlamentare: deputati e senatori esercitano le proprie funzioni secondo le medesime regole costituzionali e parlamentari. Anche l'analisi che ha originato questa riflessione sottolineava proprio questo punto. Quindi non mi interessa discutere se sia semanticamente più corretto parlare di “partito” o di “movimento”.
Mi interessa un fenomeno differente: la presenza organizzata di un soggetto politico parlamentare dentro una competizione che elegge un organismo territoriale che si proclama apartitico e autonomo. Ed è qui che, a mio avviso, diventa legittimo discutere anche di partitocrazia. Non come accusa di illegalità. Come questione politica. Torniamo allora a Santo Domingo
Nel 2022 dodici consiglieri approvarono all'unanimità un regolamento che definiva il Com.It.Es.: apartitico e autonomo.
La stessa cosa è accaduta anche a Panama (con Alberto Floriani) ed in Costa Rica (con chi sta ripetendo l’esperienza Com.It.Es. e fa parte della lista MAIE in quel paese; negli altri casi non sono riuscito a reperire i rispettivi regolamenti interni). Oggi alcuni protagonisti di quella stessa votazione partecipano a una lista che porta esplicitamente nel proprio contrassegno la denominazione MAIE. La domanda che pongo loro è semplicissima: cosa è cambiato?
Nel 2022 ritenevamo importante scrivere che il Com.It.Es. dovesse essere apartitico e autonomo.
Nel 2026 consideriamo invece naturale presentarci alle sue elezioni attraverso il brand di un movimento politico?
Ed eccoci alla domanda che più mi incuriosisce. Perché brandizzare le liste Com.It.Es.? Perché non presentare liste civiche? Perché utilizzare contemporaneamente, in Paesi differenti, lo stesso nome politico? La risposta potrebbe essere semplicissima: riconoscibilità. Un simbolo conosciuto permette agli elettori di identificare immediatamente una determinata area politica. È una spiegazione possibile.
Ma ce n'è un'altra domanda che, soprattutto in prossimità di una successiva competizione politica nazionale, considero legittimo porre: il risultato delle elezioni Com.It.Es. può diventare anche un indicatore della capacità di mobilitazione territoriale di un movimento politico tra gli italiani all'estero?
Non affermo che questo sia l'obiettivo. Lo chiedo. Perché quando lo stesso brand compare contemporaneamente in diversi territori, è naturale interrogarsi sul significato politico complessivo dell'operazione.
I Com.It.Es. utilizzati quindi come termometro politico?
Ma proprio perché siamo davanti a un movimento politico organizzato, presente in Parlamento e dotato di una rete internazionale, la domanda sull'opportunità di trasferirne direttamente il brand nelle competizioni Com.It.Es. non può essere liquidata come una semplice questione grafica. Il logo comunica appartenenza. E cinque loghi costruiti intorno alla stessa identità comunicano qualcosa di ancora più forte: una rete politica riconoscibile attraverso territori differenti.
E se vincessero? C'è infine una questione che considero ancora più concreta. Prendiamo Santo Domingo. Se una lista esplicitamente brandizzata MAIE ottenesse la maggioranza del Comitato, cosa accadrebbe all'articolo 1 del regolamento? Nulla? Benissimo. Rimarrebbe scritto che: «Il Com.It.Es. è un ente senza scopo di lucro, apartitico e autonomo.» Ed è precisamente ciò che vorrei sapere. I candidati intendono confermare integralmente quel principio? Considerano il futuro Com.It.Es. completamente autonomo dal movimento sotto il cui simbolo si stanno presentando? Ritengono che nessuna indicazione politica proveniente dal movimento possa condizionare le decisioni del Comitato? Oppure considerano superata quella concezione dell'apartiticità?
Sono domande. Ma sono domande importanti. Perché riguardano ciò che succederà dopo il voto.
Non sto dicendo che una lista MAIE non possa presentarsi. Sto dicendo qualcosa di diverso: io non condivido l'idea di brandizzare politicamente i Com.It.Es. E soprattutto considero legittimo chiedere come questa scelta venga conciliata con l'apartiticità e l'autonomia che alcuni degli stessi protagonisti hanno precedentemente votato e inserito nei regolamenti dei propri Comitati.
Il Com.It.Es. appartiene alla comunità La mia idea rimane quella del 2021. Liste civiche. Persone di destra, di centro, di sinistra o senza alcuna appartenenza politica. Persone provenienti dalle associazioni, dal mondo professionale, imprenditoriale, culturale, sociale. Persone che possono avere tessere differenti nelle proprie tasche ma che, quando entrano nel Com.It.Es., rappresentano una sola cosa: la comunità italiana della propria circoscrizione.
Non la segreteria di un movimento. Non un simbolo parlamentare. Non una prova generale delle successive elezioni politiche. Questa è la mia concezione. Altri possono averne una differente. Ed è proprio per questo che credo sia giusto discuterne apertamente.
Forse, allora, il punto non è nemmeno stabilire dove finisca un “movimento” e dove cominci un “partito”. Il punto è un altro.
Vogliamo Com.It.Es. politicamente vivi ma istituzionalmente autonomi, oppure vogliamo che anche le elezioni dei Com.It.Es. diventino un terreno nel quale gli aspiranti parlamentari esportano e misurano i propri brand politici?
Perché una cosa è fare politica. Un'altra è brandizzare politicamente un organismo di rappresentanza. E quando un Comitato ha scelto di scrivere nel proprio regolamento di essere «apartitico e autonomo», quella distinzione merita almeno di essere discussa. A Santo Domingo quelle parole furono approvate all'unanimità nel 2022. A Panama ed in Costa Rica pure.
Sono ancora scritte lì. La domanda, quattro anni dopo, è molto semplice: hanno ancora lo stesso significato?
FLAVIO BELLINATO
Italiani Oltreconfine





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